DNA ETRUSCHI MIGRAZIONI DA TROIA ED ANATOLIA

 

ALBERTO PALMUCCI

Per una trattazione esaustiva dei movimenti circolari  di genti fra l’Europa, l’Italia centrale tirrenica (durante il Bronzo recente e finale) e le isole, le coste del Mediterraneo orientale e Troia,  vedi il mio lungo lavoro (completo di fonti letterarie e documenti archeologici) dal titolo

LE  ORIGINI  DEGLI  ETRUSCHI

Da Occiente a Oriente e da Oriente ad Occidente

(Corito-Tarquinia)

DNA – MITO – ARCHEOLOGIA

Roma 2013

 

 CLICCARE QUI SOTTO 

 

 

 

http://www.academia.edu/4582955/LE_ORIGINI_DEGLI_ETRUSCHI_di_Alberto_Palmucci 

 

 

 

 

 

 

Alberto Palmucci

 

IL DNA DEGLI ETRUSCHI E LE MIGRAZIONI DALL’ORIENTE

 

Quanto segue riprende ed aggiorna allo scopo attuale una parte di  quanto da me già esposto nel numero 62/63 di “Aufidus” (Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’ Università di Bari; Dipartimento di Studi del Mondo Antico dell’Università di Roma Tre)

 

Per la versione in lingua inglese clicca sul post DNA ETRUSCANS AND TROY

nella colonna a fianco

 

 

 

In data 06/02/2013 la rivista Plos (Università di Wisconsin, USA) ha pubblicato su Internet il saggio compilato in lingua inglese da un’equipe di genetisti coordinata da Guido Barbujani e da David Caramelli. Dalla lettura dei risultati degli esami scientifici pubblicati nel testo non si ricava affatto che negli ultimi secoli del secondo millennio avanti Cristo non ci possano essere state una o più migrazioni di gruppi di persone (Troiani, Misi, Lidi e Pelasgi) che dall’Anatolia vennero nell’Italia centrale tirrenica costituendo così il contributo esterno alla formazione dell’etnos di quella nazione che i Romani chiameranno Etruria. Dalla relazione dell’equipe dei genetisti, l’autoctonia degli Etruschi, così come sbandierata dai media, non è affatto evidente, anzi se ne può ricavare il contrario. Per spiegarlo non sarebbe corretto produrre una serie di enfatiche affermazioni o negazioni come fanno i media; ma, poiché, si tratta di cercare di capire quale possa essere stata l’origine o comunque la formazione della più antica civiltà fiorita sul suolo italico, abbiate la bontà e la pazienza di leggere tutta la digressione che vi presento.

A cominciare dal 1987 noi abbiamo condotto un prolungato studio sull’Eneide di Virgilio ed i suoi antecedenti mitostorici. In modo particolare, abbiamo esaminato la tradizione della consanguineità degli Etruschi di Corito Tarquinia con i Troiani. I risultati furono via via pubblicati soprattutto dalla Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, dalle Università di Innsbruck, di Genova, di Bari e Roma Tre.

 Nel 1994, i genetisti Luigi Cavalli Sforza e Alberto Piazza, unitamente all’ecologista Paolo Menozzi hanno reso noto che le caratteristiche genetiche di coloro che oggi, in Italia, vivono nella regione dell’antica Etruria  sono notevolmente diverse da quelle degli altri Italiani. Con ciò, essi ritenevano possibile che gli Etruschi fossero un popolo immigrato, come proposto dalla tradizione della parentela con i Troiani, e concludevano che dati più attendibili potrebbero venire dall’esame genetico degli abitanti delle presunte originarie regioni.

 Al Congresso Internazionale Anatolisch und Indogermanisch (Anatolico ed indoeuropeo), tenutosi presso l’Università di Pavia nel 1998, noi abbiamo portato un contributo dal titolo Tarconte, un ponte mitostorico fra Tarquinia e Troia, dove presentavamo una lunga serie di documenti testimonianti che gli Etruschi, a torto o a ragione, ma forse a ragione, ritenevano d’essere imparentati con i Troiani. In quella stessa occasione facevamo rilevare che il nome di Tarconte, fondatore eponimo di Tarquinia (etr. Tarchuna), venuto dall’Anatolia, trova riscontro in quello del dio anatolico Tarui o Tarhui o Tarhun o Tarhunt. Dai testi ittiti risulta che questo dio era il protettore di Taruisa o *Tarhuisa (Troia) e che da lui la città aveva preso il nome. I nomi di Troia e di Tarquinia deriverebbero dunque da quello della stessa divinità.

 

Fig. 1

 

L’autore durante la sua relazione  su

 

LA FIGURA DI TARCONTE, UN PONTE MTOSTORICO

FRA TARQUINIA E TROIA

 

tenuta al

 

Colloquio internazionale della Indogermanissche Gesellschaft

 

(Anatolico ed Indoeuropeo)

 

presso il

 

“Dipartimento Scienze dell’Antichità dell’Università di Pavia”

 

Pavia 1998

 

 palmucci 1.jpg

 

Sul merito di quell’intervento, Robert Beekes, professore all’Università di Leiden (Olanda), scrisse: “Palmucci sostiene che ci sono prove che la sto­ria di Enea in Italia fu preceduta da una versione dove il viaggio da Troia ebbe per meta l’Etruria. Se ciò è vero, è di grande importanza: quando i Romani dicevano di venire da Troia, quella storia non sarebbe stata romana, bensì etrusca”.

In un nostro susseguente lavoro su L’origine degli Etruschi nelle fonti Etrusche (“BollStas” 2002), noi abbiamo anche auspicato che prima o poi i genetisti dessero una conferma significativa. E i genetisti l’hanno poi data, sì che in America, Christopher Wilhelm, professore alla Mayfield Senior School della California (U.S.A), poté far presente che il lavoro dei genetisti aveva sostanziato la documentazione archeologica e letteraria presentata da Palmucci (C. Wilhelm,  The Aeneid and Italian Prehistory).

 Nel 2004, infatti, una prestigiosa rivista americana di genetica, seguita nel 2006 da un’altret­tanto autorevole rivista inglese, ha pubblicato i dati ottenuti dalla equipe del genetista Guido Barbujani durante un’indagine condotta sul confronto tra il DNA mitocondriale degli antichi Etruschi e quello di coloro che oggi abitano in Italia, in Europa, nel Nord dell’Africa e nel Vicino Oriente. Debbo ringraziare Barbujani per avermi fornito i testi inglesi originali delle pubblicazioni, ed avermi così liberato dalle pubblicistiche informazioni che avevo ricevuto dai media.

 Al termine dell’indagine, l’equipe riscontrò che il DNA degli antichi Etruschi ha qualche somiglianza con quello degli attuali abitanti di quelle parti d’Italia corrispondenti alla vecchia Etruria. Entrambi i DNA, poi, l’antico e il moderno, non presentavano significative somiglianze con quello delle altre regioni italiane (Sardegna compresa) ed europee. Somigliavano però da un lato a quello di alcune attuali  popolazioni della Germania e della Cornovaglia, e dall’altro a quello delle attuali popolazioni delle coste meridionali del Mediterraneo e del vicino Oriente. I 28 scheletri indagati erano stati prelevati a Tarquinia, Magliano, Castelfranco, Castelluccio, Volterra, Capua ed Adria. Essi provenivano da differenti località, ma non mostrarono fra loro significative diversità genetiche.

 Da questa omogeneità Barbujani dedusse che i vari popoli che avevano composto la Federazione Etrusca, avessero costituito una nazione etnicamente omogenea. Il fatto poi che le loro caratteristiche genetiche non avessero una grande corrispondenza con quelle degli attuali “Etruschi” gli fece pensare che il DNA degli antichi scheletri indagati appartenesse esclusivamente al ceto dominante derivato dal popolo invasore. Questo ceto avrebbe introdotto anche la lingua; e dopo la conquista romana, esso sarebbe scomparso assieme alla lingua. Noi, tuttavia, in un lavoro (“Aufidus” 2007 “62-63”), pubblicato dall’l’Università di Bari e di Roma Tre, gli facemmo presente che la somiglianza del DNA degli Etruschi con quello degli odierni popoli germanici ed orientali poteva anche esser dovuta ad unità di stirpe con l’una o l’altra gente o con entrambe distintamente, e che unità di stirpe e migrazioni potevano essere anche compatibili l’una con l’altra. 

 Nell’aprile 2007, un’equipe guidata dal prof. Antonio Torroni ha pubblicato nella sopra citata rivista americana i risultati di una nuova ricerca. L’equipe ha studiato il DNA mitocondriale di 322 persone toscane abitanti da almeno tre generazioni a Murlo, Volterra e Valle del Casentino, e non imparentate fra loro. Lo ha poi confrontato con quello di altri quindicimila soggetti di cinquantacinque popolazioni dell’Italia, dell’Europa, dell’Africa settentrionale e del vicino Oriente. 

 Ringrazio Torroni per avermi inviato il testo inglese della pubblicazione.

 

Fig. 2

 

Frequency of Haplogroup

 

(Fonte: Achilli et al. “The American Journal of Human Gnetics”, April 2007)DNA Etruschi origini Anatlia Troia

 

  La sua equipe riscontrò una connessione fino al 17,5% fra il DNA degli attuali Toscani e quello degli attuali abitanti del vicino Oriente (Turchia, Giordania e Siria), delle coste dell’Africa del nord e delle isole Egee di Rodi e di Lemno (quest’ultima è dinanzi a Troia). E’ interessante, in particolare, come dice la stessa equipe, che la popolazione di Lemno ha due importanti particolarità. Da un lato ha somiglianze genetiche con i Toscani e dall’al­tro “è un’eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.

 Noi osservammo che Lemno è un’isola troppo piccola perché un’eventuale emigrazione in Italia possa aver determinato le caratteristiche genetiche degli Etruschi. Le somiglianze genetiche rendevano invece possibile l’ipotesi di un’emigrazione dall’Etruria a Lemno ed alle altre isole Egee senza escludere una migrazione di ritorno. Ciò mi portò a riconsiderare le affermazioni di certi storici greci secondo cui gli Etruschi colonizzarono Lemno ed altre isole Egee fra cui Imbro, Lesbo e Samotracia. Da qui, poi, secondo la tradizione virgiliana, Dardano portò gli Etruschi di Corito (Corneto Tarquinia)  sulle coste nord occidentali dell’Anatolia dove essi, addirittura, fondarono Troia. Quest’ultima notizia desta meraviglia perché la civiltà troiana è di gran lunga più antica di quella etrusca. Tuttavia, Troia fu distrutta più volte e più volte ricostruita, prima e dopo gli eventi omerici, e fino all’XI sec. a.C., sì che una gente venuta dall’Italia centrale tirrenica potrebbe aver partecipato ad una delle sue ricostruzioni. 

 Secondo Blegen, attorno al 1.300 a.C., la città fu distrutta da un terremoto. Essa fu poi ricostruita, e poi nuovamente distrutta dagli Achei nel 1.185 a.C. al tempo in cui il suo re si chiamava Priamo. Secondo la tradizione greca e latina, fra Dardano (capostipite dei Troiani) e Priamo intercorsero cinque generazioni di re: giusto il tempo che passa fra il 1.300 ed il 1.185 a.C. Nel mezzo di queste due date, gli scavi archeologici hanno portato alla luce a Troia la presenza di ceramiche di tipo italico. Per esempio le tazze con anse sopraelevate a bastoncello oppure a corna di lumaca. Soprattutto quelle a bastoncello fanno la loro prima apparizione a Luni sul Mignone (presso Tarquinia) in Italia prima che a Troia. E se noi volessimo dare una  possibilità di credito alla tradizione etrusca e  virgiliana dovremmo lasciare aperta la possibilità che durante il XIII sec. a.C. alcune genti partite dall’Italia centrale tirrenica (forse i Turuscia ed i Pelescet dei popoli del Mare) potrebbero aver partecipato alla ricostruzione di Troia.    

 Nel nostro citato lavoro del 2007, noi facemmo presente sia a Barbujani che a Torroni  che non può esser affatto pacifico che ci sia stata un’unica migrazione in un unico tempo. La migrazione potrebbe essere stata scaglionata in vari periodi, o potrebbe essere avvenuta per gruppi di persone come è avvenuto per quelle accadute dall’Europa all’America; non solo, ma ognuna potrebbe aver avuto code. E come le migrazioni per l’America partirono dai diversi Stati dell’Europa occidentale, così potrebbe essere avvenuto per quelle venute in Etruria dal vicino Oriente. Ciò anche perché le tradizioni parlano di varie genti emigrate in Etruria, come Troiani, Misi, Lidi, Lemni e Pelasgi. Così, la federazione Etrusca potrebbe esser stata composta da vari gruppi di città anche diverse per origine, ma con caratteristiche genetiche poco diversificate. 

 Più circoscritta appariva invece la somiglianza dei caratteri genetici dei Toscani con quella degli abitanti delle isole Egee di Rodi e d Lemno (quest’ultima dinanzi a Troia)  perché, come abbiamo già detto,  l’equipe di Torroni aveva riscontrato che la popolazione di Lemno è “un’eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.

Ricordiamo  che Lemno è un’isola che si trova a ca. 25 miglia dinanzi a Troia, e che proprio a Lemno sono state trovate alcune iscrizioni in una lingua simile a quella etrusca.

 Per render produttive in campo storico queste evidenze noi proponemmo di inserirle nello studio dei recenti reperti archeologici, delle caratteristiche della lingua, delle antiche fonti storiche e letterarie che rapportavano fra loro gli Etruschi coi popoli orientali sia in linea ascendente che discendente. Noi abbiamo fatto questo studio. Esso è di prossima stampa, e lo pubblicheremo anche su Internet. E’ abbastanza lungo, e non  staremo qui a sunteggiarlo per non diventare eccessivamente pedanti. Diciamo solo che per es. a  Lesbo ed a Troia si trovano alcune tazze con manici a corna di lumaca d’imitazione italica, mentre nell’ Italia centrale trrenica (ma solo nella valle del Mignone “futura lucumonia di Tarquinia e vicinanze”) si trovano ceramiche micenee e manufatti provenienti dal Vicino Oriente. Al momento sono comunque ancora parzialmente validi i vecchi siti “origini etruschi” ed “etruschi-dna”. 

 

Fig. 3

 

Tazze carenate dell’Italia centrale tirrenica e tazze di Troia VIIa

Tarquinia, Troia VIIa, DNA, Tazze

 

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                                                                      Fig. 4

 

Le località d Luni sul Mignone, S. Giovenale, Ferleta e Monte Rovello si trovano nella valle del Mignone, ovvero nel territorio che in epoca storica apparterrà alla lucumonia di Tarquinia

 

Tarquinia, Troia, Anatolia

  Il nostro lavoro del 2007 fu molto conosciuto anche perché ripubblicato e aggiornato più volte in Internet. Nel merito, Valeria Forte, docente all’Università di Dallas (Texas, U.S.A.), in una suo lavoro dove riferiva di includere “le opinioni degli etruscologi più rinomati del nostro tempo, come Pal­lottino, Palmucci, Munzi ed altri”, scrisse: “Al­berto Palmucci, un eminente Etruscologo che vive in Italia” ha aperto oggi “un dialogo con studiosi europei ed ameri­cani sia in lavori accademici che in blog elettronici … In sostanza, Palmucci introduce un elemento molto avvin­cente nel dibattito sulle origini Etrusche quando sostiene che noi non dovremmo presumere che un DNA genetico, comune tra Etruschi e popolazioni del Vicino Oriente, provi che l’origine degli Etruschi sia in Asia Minore. Palmucci specifica che gli Etruschi si son potuti muovere dall’Italia verso le terre orientali, e questa migrazione ha potuto prendere la forma di un modello circolare di partenza da e ritorno alle coste italiane. Per convalidare questa ipotesi Palmucci for­nisce toponimi, analisi linguistiche, e dati ar­cheologici”. Dopo aver poi ricordato che Palmucci si rifà a “Virgilio, per cui gli Etruschi partirono da Còrito, più tardi chiamata Tarqui­nia, emigrarono ad Est e poi tornarono sulle spiagge etru­sche”, la Forte conclude “Palmucci è uno dei più attivi classicisti … ed uno che a molti livelli parte­cipa al dibattito sugli Etruschi. I suoi commenti ed opinioni sono supportati dalla sua impressionante conoscenza della civiltà etrusca: egli li esprime nel blog di Internet dove di­batte con gli esperti di tutto il mondo”.

Veniamo ora alla relazione pubblicata in data 06/02/2013 dall’equipe coordinata da Barbujani e da Caramelli.

 

Fig. 5

 

(Fonte: S. Ghirotto et al. “PLOS/one” Frebruary 2013)

 

Barnujani.png

 

 

L’equipe ha raccolto 30 esemplari di ossa appartenenti ognuno a differenti individui provenienti soprattutto dal’Etruria centro settentrionale, e ne ha esaminato il DNAmt. Ha poi esaminato quello di 370 moderni toscani (da Casentino, Volterra, Murlo e Firenze), ed ha trovato che l’antico DNA etrusco ha somiglianze con quello degli attuali abitanti di Casentino e Volterra, ma non con quello di Murlo e Firenze. Ha così concluso che in genere il resto della odierna popolazione toscana non ha più attinenza con l’antIco DNA etrusco. A noi però sembra che per sostenere una simile tesi l’equipe non avrebbe dovuto limitarsi ad esaminare il DNA dei soli odierni abitanti di Casentino, Volterra, Murlo e Firenze, ma avrebbe dovuto estenderlo almeno a quelli delle regioni di Tarquinia, di Vulci e di Cerveteri. E qui entriamo nel cuore della questione perché proprio Tarquinia, Vulci e Cere, sono i più grandi ed antichi centri dell’Etruria antica. Ed è dalle loro regioni che le tradizioni greche e romane facevano partire sia le mitiche migrazioni verso oriente (soprattutto Virgilio e Strabone) sia quelle altrettanto mitiche verso l’Etruria (soprattutto Licofrone, Varrone e Virgilio). E’ Tarquinia (Corneto-Còrito) peraltro l’epicentro della mitica diaspora italica verso le isole Egee e la Troade (Virgilio, Eneide, passim), ed il centro del mitico ritorno dei Troiani in Italia (Licofrone, Alessandra 1240 ss.; Virgilio, Eneide, passim).

 Noi abbiamo già visto che, in passato, sia Barbujani che Torroni avevano notato una certa somiglianza fra il DNA degli attuali Turchi e quello degli attuali Toscani, e con ciò avevano ipotizzato che alle origini della nazione etrusca vi fosse stata una migrazione dall’oriente in Italia.

Non so se Barbujabi abbia letto il mio articolo. Oggi, comunque, egli è fra gli autori della relazione pubblicata su PLOS in data 06/02/2013.

A pag. 5, i relatori scrivono testualmente:

 

Going back to the issue of the Etruscans’ origin , if the genetic resemblance between Turks and Tuscans reflects a common origin just before the onset of the Etruscan culture, as hypothesized by Herodotus and as considered in some recent studies, we would expect that the two populations separated about 3,000 years ago. To discriminate between the potentially similar effect of remote common origin and recent gene flow, we ran four independent analyses based on the IM method. In the model we tested, the two populations originate from a common ancestor, and may or not may exchange migrants after the split. Assuming an average generation time of 25 years and no migration after the split from common ancestor, the most likely separation time between Tuscany and Western Anatolia falls around 7,600 years ago, with a 95% credible interval between 5,000 and 10,000”. 

 

Più avanti, a pag. 6, poi, si dice:

 

The likely separation of the Tuscan and Anatolian gene pools must be placed long before the onset  of the Etruscan culture, at least in Neolitic times”.

 

Ancora più avanti, a pag. 7, si ripete:

 

Contacts between people from the Eastern Mediterranean shores and Central Italy date back to a remote stage of prehistory, possibly to the spread of farmers from the Near East during the Neolitic period … At any rate, these contacts occurred much earlier than, and hence appear unrelated with, the onset of the Etruscan culture”.  

 

Riportato in parole italiane, i membri dell’equipe dicono che se la somiglianza genetica fra Turchi e Toscani riflette un’origine comune risalente a qualche tempo prima dell’inizio della civiltà Etrusca, noi ci dovremmo aspettare che le due popolazioni si separassero circa 3.000 anni fa. Invece, essi sostengono, dai campioni di DNA esaminati, emerge che le due popolazioni originano sì da un comune antenato, e possono  o non possono essersi  cambiati emigranti dopo la divisione, però, presumendo che nessuna migrazione sia avvenuta dopo la divisione dai comuni antenati, e che il tempo medio di una  generazione è di 25 anni, l’epoca più probabile di separazione fra Toscani e gli  Anatolici occidentali risale a 7.600 anni fa circa, con un 95% di intervallo credibile tra 5.000 e 10000. Ciò, secondo l’equipe, sarebbe accaduto durante il Neolitico, forse al tempo in cui alcuni studiosi presumono che siano avvenuti contatti fra il Mediterraneo orientale e l’Italia cen­trale. Ed in ogni caso questi contatti sarebbero avvennuti prima del nascere della civiltà etrusca.

Niente da obiettare che gli odierni Turchi (in quanto in parte discendenti degli antichi anatolici) e gli odierni Toscani possano risalire ad un comune antichissimo antenato di 7.600 anni fa. Scientificamente però questo non implica che dopo quella data non siano avvenuti ulteriori spostamenti di gente dall’una e dall’altra parte. Anzi proprio l’antica parentela può averli favoriti.

 

Fig. 6

 

Carta delle presenze micenee in Italia

 

 

 

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 Se infine è ammissibile che in epoca neolitica avvenne una migrazione dalle coste orientali del Medterraneo in Europa e in Italia, ciò  dovrebbe implicare che oggi in buona parte d’Europa si dovrebbe riscontrare un valore di somiglianza genetica coi Turchi più o meno pari a  quello che oggi si riscontra fra Toscani e Turchi. Ma non è così. Il valore del Dna dei Toscani è nettamente superiore a quello degli altri Europei. Dunque, senza negare l’originaria migrazione dall’Anatolia all’Europa ai tempi del Neolitico, bisognerebbe però anche ammettere che la maggiore somiglianza che il Dna toscano ha oggi con quello dei Turchi dovrebbe esser dovuta ad una o a più immigrazioni successive, proprio come lasciano ipotizzare le antiche tradizioni greche e latine. E’ ovvio che questi contatti fra genti del Mediterraneo orientale e la popolazione di civiltà Appennnica che a quel tempo abitava sulle coste tirreniche dell’Italia centrale dovettero avvenire prima del nascere della nazione etrusca come tale. Infatti, il territorio che poi in epoca storica apparterrà alla lucumonia di Tarquinia presenta contatti col mondo miceneo ed in genere col Mediterraneo orientale  che risalgono fino al XIV secolo a.C.

 

Fig. 7

 

Presenze micenee a Tarquinia e nelle zone lmitrofe

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A questo proposito sarebbe stato molto interessante analizzare il DNA sia di coloro che vivevano nell’Italia centrale tirrenica durante gli ultimi secoli del secondo millennio a. C. sia di coloro che vi abitavano nei primi secoli del primo millennio a.C. e poi compararlo con quello delle popolazioni che a quel tempo vivevano in Anatolia (Troade, Misia, Arzawa, ecc.) e nelle isole Egeee (Lemno, Imbro, Samotracia, Lesbo, ecc.). Barbuiani e i membri dell’equipe da lui coordinata sostengono che

 

As for the Etruscans’ origins, ancient DNA is of little use, because pre-Etruscan dwellers of Central Italy, of the Villanovian culture, cremated their dead,and hence their genetic features are unknown  (Per quel che riguarda  le origini degli Etruschi, il DNA antico è di piccolo uso, perché gli abitanti pre-Etruschi dell’Italia Centrale, di cultura Villanoviana, cremavano il loro morto , e per ciò le loro caratteristiche genetiche sono ignote)”.

 

 Ma non tutti gli Etruschi dell’Italia centrale, (di cultura impropriamente chiamata Villanoviana) cremavano i loro morti. Nelle loro necropoli  la maggior parte delle sepolture è a cremazione, ma ce ne sono anche ad inumazione. E poiché, almeno in antico, esser cremato o inumato non era una qualsiasi opzione, ma implicava una diversa concezione religiosa del mondo e dell’al di là, la diversità compresente nelle sepolture dell’epoca potrebbe essere indicativa della diversità di due culture che si incontravano.         

 

Alberto Palmucci

 

Fig. 8 

Tarquinia, Appenninica, Luni sul Mognone, Monte Rovello, Montarana, Troia, Blera

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Fig. 9

Da K.Blegen, Troy, IV, 2, f. 271 

Troia VIIb, Tarquinia, Eruschi, anse, DNA

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Fig. 10

 Troia, Tarquinia, vasi troiani, protoetruschi, DNA

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Fig. 11

Tarquinia, Allumiere, Furbara, DNA, Troia

 Alberto Palmucci

 

 

 

 

DNA ETRUSCHI MIGRAZIONI DA TROIA ED ANATOLIAultima modifica: 2013-03-23T20:37:00+00:00da palmucci1
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